LA CIVILTA' CONTADINA: le cascine

 

Cascina Pozzaccio

 

Il terreno agrario del territorio trecatese, prima che fosse messa a coltura la brughiera, era quasi per intero suddiviso in grandi appezzamenti a ciascuno dei quali faceva capo una cascina.

Le nostre cascine, come quelle della bassa novarese, hanno una fisionomia tipica: attorno ad una grande corte rettangolare sono poste tutte le strutture connesse all'attività agricola e necessarie per ospitare gli addetti a tale attività e le loro famiglie.

Solitamente sul lato nord vi è il fabbricato adibito a residenza del fattore o dell'affittuario, seguito dalle scuderie per i cavalli; sugli altri lati, ad est e a ovest, sono situati gli alloggi per i salariati, le stalle per le mucche, i magazzini e i locali per la lavorazione del latte; lungo il lato a sud i pollai ed i porcili.

Nell'ottocento le cascine erano proprietà di famiglie nobili, perlopiù residenti in città, oppure dell'Ospedale della Carità di Novara. Così le cascine Cardana. Pozzaccio e Bettole erano del marchese Serponti; del conte cav. Bollini la cascina Cicogna; dell'Ospedale la cascina Inglesa e Luserta.

La mano d'opera era costituita da salariati e braccianti.

I salariati erano pagati in parte in denaro e in parte in prodotti agricoli e alloggiati nella cascina; il vincolo di servizio era annuale, da un San Martino (11 novembre) all'altro.

I braccianti non erano ospitati nella cascina e venivano retribuiti a giornate lavorative; spesso erano piccoli contadini, proprietari di porzioni di terra non sufficienti per il sostentamento della famiglia, che dovevano, quindi, integrare il reddito, lavorando come braccianti. Essi costituivano, insieme ad artigiani e commercianti, la popolazione del paese.

Per quanto le condizioni del salariato fossero misere, con l'alloggio, l'orto, la possibilità di tenere l'allevamento del maiale e di bestiame da cortile, aveva assicurato il suo modesto reddito. Il bracciante, invece, soggetto alle vicende atmosferiche ed alla richiesta di manodopera, non poteva contare su un reddito fisso.

La cascina era una comunità relativamente numerosa; ciò è attestato anche dal fatto che presso le maggiori vennero costruiti gli oratori nei quali, nei giorni festivi, si teneva il servizio religioso. Sopravvive di questi oratori solo quello della cascina Bettole.

La cascina della quale ci sono pervenute le testimonianze più antiche è l'Inglesa; essa è situata a sud-ovest del paese, lungo la strada per Olengo, poco oltre l'incrocio della strada con Sozzago.

Nel medioevo questa cascina era una "villa", cioè un villaggio autonomo, indicato nei documenti con il nome di Gradesio o Gradixine. In un documento dell'Ospedale della Carità di Novara del 6 giugno 1178 si legge "...nel territorio di Gradesio e propriamente di quella pezza (di terra) dove è il pozzo e la cascina (dell'Ospedale) della Carità".

Certamente antichissima è anche la cascina Bettole, situata a nord-ovest di Trecate, lungo la strada Moneta: nel nome richiama, forse, l'esistenza nel luogo di una stazione di sosta con alloggio e ristoro per i viandanti. Accanto alla cascina fu eretto nel 1751 un oratorio intitolato alla Beata Vergine, a S. Antonio Abate ed a San Francesco da Paola.

Altrettanto antica è la cascina Cardana, a nord del paese, che si vuole derivi il suo nome dal fatto di essere posta sul "cardo" della centuriazione romana.

Una carta topografica del territorio trecatese datata 1854 riporta le seguenti cascine: Cardana, Bettole, Nuova, Pellizzara, Luserta, Inglesa, Parasolone, Gambalotta, Colunga, Soldagnina, Masera. Incasate, Cicogna, Pozzaccio Nuovo, Pozzaccio Vecchio, S. Cassiano. Tutte sono ancora esistenti, anche se in parte disabitate e cadenti.